
Bellino Fortunata olio su tela cm 50x60
il pescatore
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Bellino Fortunata cm.30x40
dipintoa olio su tela
Gesù predica ai fanciulli
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Bellino Fortunata cm.30x40
dipintoolio su tela
fanciulla con cagnolino nero
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Bellino Fortunata olio su tela cm.50x60
sposi
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Bellino Fortunata cm.30x40
dipinto a olio su tela
il paese di Bova sup.
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| | BELLINO FORTUNATA, PITTURA PRIMITIVA E PUREZZA ISTINTIVA NEI SUOI DIPINTI.
Il pittore naive si distingue per la sua genuinità, per l’autenticità del suo bisogno pittorico. Si tratta di una persona anziana che è indotta a prendere il pennello in mano per la necessità psicologica di dare espressione ai sentimenti e alle immagini che le affollano l’animo, perché l’espressione figurativa riesce a lei più viva, più significativa del linguaggio verbale.
Il pittore naif non ha perciò una formazione scolastica e tanto meno accademica, dipinge per se stesso senza condizionamenti altrui, e al di fuori delle regole, creando forme, proporzioni e spazi che corrispondono non ai canoni prestabiliti, ma ai bisogni della fantasia più spontanea. E’ vero che oggi le esigenze della moda e del mercato hanno indotto molti pittori, tecnicamente esperti professionisti, ad adottare lo stile e i contenuti naive, ma questo non è il caso della pittrice Bellino.
Quest’anziana e valida artista può, senza ombra di dubbio, essere inscritta della categoria dei naif puri, anzi più esattamente a quelli dei cosiddetti naif primitivi, di coloro cioè, per i quali tra l’emergenza del segno pittorico e il proprio mondo interiore non c’e altra mediazione che il bisogno di esprimerlo. E, infatti, nella Bellino il segno pittorico nasce per la necessità impellente di esternare le nostalgie e i ricordi, le angosce del mondo della sua giovinezza, vissuta in una condizione felice e ingenua, popolata da sogni infantili e visioni soavi, altrimenti inespressi, e fatti quando la gioia consisteva in una corsa per i campi fioriti di una primavera eterna, nell’atmosfera lieta di un paesaggio rurale, dove teneri alberelli protendono i rami verso un cielo chiaro e luminoso, mentre la campagna, popolata di laboriose figure agresti, è chiusa da uno sfondo qua di dolci colli, là di montagne incombenti come oscuri presagi… ma che è tipico dei naif puri recuperare il mondo partendo dall’infanzia, le cui opere e i cui gesti sono stati impressi per sempre in quel primo strutturarsi della nostra psiche che poi accompagnerà tutta la nostra esistenza.
La pittrice Bellino è un’emigrata dall’Italia meridionale: qui la chiave per capire molte cose della sua arte, sia riguardo ai contenuti e , sia riguardo alle caratteristiche cromatiche delle sue opere.
Ella svolse da giovinetta insieme ai suoi genitori, l’attività di coltivatrice diretta. I suoi genitori erano floricoltori di bergamotto, zagara, e gelsomino. Nata in una regione tra le più solari del sud, “la Calabria”; espropriata, senza ricevere alcun risarcimento, insieme alla sua famiglia, del terreno dove sorge l'attuale campo dell'aviazione di Reggio Calabria, per emergenza di guerra. Si sposò con Carmelo Violi esercente di Bova sup. ed emigrò nel 1949 a Milano, costretta tra le oscure leggi economiche a vivere, da adulta, tra le brune caliginose della pianura Padana, dove l’attività pratica umana si svolge non nei campi ma nelle fabbriche della metropoli industriale.
L’essenza dell’arte della Bellino è basata sulla nostalgia, una nostalgia lieta, non rancorosa, (appena turbata dai fantasmi dell’animo).La sua realizzazione artistica recupera sotto forma di favola il proprio mondo perduto, ogni ricordo comunica il segno della sacralità.
prof. Pezzano Salvatore
Docente in cultura sociale
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